Pare sia la pubblicità di un lubrificante..

uber-cheeseballs:

scoutingleijon:

panickyintheuk:


panasonicyouth:

kimcrow:

lord—loldemort:

tophatkurt:

homemadedarkmark:

teppelin:

This is apparently a lubricant ad. Just let the reality of the image sink in for a moment.

WHY WOULD ANYONE THINK THIS WAS A GOOD IDEA

IT TOOK ME A MINUTE AND NOW OH MY GOD 

i’m like wtf are they say-HOLY SHIT
WHAT ARE YOU DOING
WHY
WHY
WHY
WHY

OHMYGAWD O.O

I don’t get it. Are they saying she created the ocean? That lubrication is peaceful? What is this ad trying to say? Look, I swear, I don’t understand this and it is making me feel like—
OH SWEET JESUS PLEASE NO WHAT THE FUCK. WHAT THE FUCK. 

Wait, what’s everyone freaking out about? I don’t get it—OH MY GOD.

I was gonna reblog it like “I don’t get it someone help” and then

OH

What the fuck is going on in this picture?

Zzzzzz

Ho fatto bene a montare la zanzariera che copre tutto il letto cascando dall’alto. Si, con un filo un paio di metri sopra il letto ho risolto un bel problema.

Ora, infatti, non ho manco la compagnia delle zanzare. Ci sono io, dentro, che guardo loro, fuori, che cercano in tutti i modi di entrare, girando e girando in tondo, cercando una qualche mancanza in questa protezione.

Con questa specie di maglioncino, gli ultimi pantaloni blu. E’ come sarei venuto alla festa. Festa dove non sono venuto perché è stato molto più facile girare per un’ora in città facendo finta di niente.

Non mi riprendo più. Anche le zanzare ho allontanato.


Nuovi libri

Finalmente, dopo tanto tempo, qualcuno ha deciso di pagarmi un lavoro.

Nel momento in cui sono l’unica cosa che mi ripeto costantemente è “tienili da parte, tienili da parte, tienili da parte”. Li tengo da parte, giuro, non compro dischi, non mangio pizze in giro a merenda, continuo a non bere l’unica birra decente del posto.

Però due libri, dopo tutto questo tempo, me li potrò prendere?

Dovevano essere due e sono diventai quattro. Due sono letture non per forza inerenti al “lavoro” degli ultimi mesi, gli altri qualcosa dovrebbero insegnarmi.

Analisi del film - Francesco Casetti, Federico di Chio. Bompiani.

Dopo mesi con la telecamera in mano ho, a malapena, imparato a mettere  a fuoco però, intanto, mi faccio trasportare dall’idea di carpire i segreti più importanti dai film. Non faccio certo cinema ma saperne qualcosa di inquadrature malissimo non mi farà. Vedrò se è il libro adatto.

Capitalismo tossico - Marco Bertorello, Danilo Corradi. Alegre.

Fra i tanti obiettivi dei prossimi mesi c’è il dover sistemare meglio le basi di economia moderna. Sono partito con un saggio su Keynes, poi mi son fatto trasportare su un’analisi della situazione finanziaria europea quindi, per volermi fidare di un libraio del quale tutti parlano bene, e del quale sopratutto mi hai parlato bene te, gli ho chiesto “qualcosa di economia presente”. Temo sia un’analisi noglobal/benecomunista della situazione e spero di sbagliarmi, è solo ciò che mi comunicano titolo ed occhiello, “Crisi della competizione e modelli alternativi”.

L’anarchia spiegata a mia figlia Guerrieri. BFS edizioni.

Fra i tanti motivi un supporto alla biblioteca Franco Serantini, un libro che volevo da parecchio, il libro che ti avrei regalato e che ti regalerei pur non avendolo letto contando sul titolo che ti dovrebbe far capire quanto sarei interessante se non fosse che non te l’ho regalato e non te ne ho parlato e che come sempre tutte queste cose le penso e non te le dico.

L’economia spiegata a mio figlio Galimberti. Editori Laterza.

Sembro un po’ scemo, ho comprato due libri che spiegano qualcosa ai figli. Non voglio assolutamente buttarmi su stupidaggini tipo ” e se fossero i figli a dovervi spiegare qualcosa?” però mentre li compravo m’è venuto in mente come odi le mode nei titoli dei libri, andando da “tutte le domande su qualunqueargomentovivengainmente che non avreste mai voluto fare” a “Come riuscire nel tutteledisciplinechevivenganoinmente”. Evitando nella critica di citare sfumature, amori, ribellioni e momenti per riconquistare cose.

I libri ci sono e il mio giorno libero è quasi finito però.

Non mi riprendo più.

Salone del libro

Chi diamine sceglie il paese ospite?

No, dai, parliamone.

11 a.m.

Cominciare, dopo averne evitate tante, una serie come “the hour” mentre si gioca al giornalismo non è stata una grande idea. Già perdo aderenza col terreno da solo, figuriamoci così.

Fabrizio D.A.

Anni fa suonavo in un gruppo, una specie di cover band, avevamo qualche pezzo nostro ma facevamo praticamente solo canzoni d’altri. Questo punto di forza del gruppo è stato anche il punto che l’ha chiuso, in un percorso che non c’ha visto ne primi ne ultimi. Non ricordo bene che cover facessimo di De André ne se me ne ricordi solo perché in quel periodo stavo imparando a suonare la chitarra e lo provavo spesso ma De André è uno dei nomi che lego a quell’esperienza. 

Saranno trascorsi tre anni, poi, in cui non l’ho praticamente più risentito. Forse ogni tanto uscire da qualche radio o dal computer di qualcuno in una casa non mia ma niente che mi abbia scosso o ricordato qualcosa. Ieri, mentre stavo in salotto ad imparare, ancora, come suonare una chitarra, m’è venuto in mente che avevo un coinquilino genovese, col quale stavo suonando, e in camera un libro di accordi di De André. 

"Ma sei uno di quei genovesi che di De André le sa praticamente tutte?"

Si, è uno di quei genovesi. Abbiamo abbozzato qualche canzone ma ho mollato presto per la stanchezza, ho deciso che sarei andato a letto. A letto dove ho perso almeno un’oretta ad ascoltare canzoni che non ascoltavo da una vita. Oggi non ho praticamente canticchiato altro. E stasera l’abbiamo strimpellato per un paio d’ore. Non so perché mi sono dimenticato per qualche anno di De André.

http://www.youtube.com/watch?v=nuSkcLY0YQg

Giocare al giornalismo #1

Potrebbe anche essere divertente questa serie. Una serie dove lascio alcuni degli aneddoti che mi stanno capitando mentre, forse, imparo qualcosa di questo mestiere seguendo un giornalista giorno e notte.

Un po’ come una volta faceva il garzone di bottega, il “ragazzo, “chiama il ragazzo, ci pensa lui”, l’apprendista. Certo, i garzoni me li sono sempre immaginati molto giovani e fra non poco i tocco i trenta e di questo, oltre che alla società che ci rallenta e all’istruzione che male ci prepara, mi darò la colpa prima o poi.

Sarebbe bello farlo, si, e mi piacerebbe leggere in giro qualcosa del genere per capirne qualcosa, magari non scritta da me. Qualcuno l’avrà già fatto, se sopravvivo alla giornata stasera cerco. Perché quest’avventura, perché questo è, un avvenimento inaspettato e fuori dal comune, non è cominciato oggi. Ma oggi mi ha fatto svegliare alle 7, cosa che non succedeva da anni, perché c’è da andare a fare un’intervista. Ne abbiamo fatte altre ma di solito si parte alle 15. Oggi no, oggi in una casa di dodici sono il primo ad alzarmi.

Il problema, forse, che non fa molto giornalista, è che come al solito sono stato l’ultimo ad addormentarmi.

Oggi, 10 Aprile